Cervere, prima dell’anno 1000

Esisteva già Cervere prima dell’anno 1000 dc? A quanto pare sì, benché sia complesso recuperare informazioni che possano raccontare come fosse e chi vi abitasse. L’esistenza di Cervere prima dell’anno 1000 è invece cosa certa: nel marzo del 984, infatti, sarebbe stato firmato il documento con il quale Manfredo di Arduino il Glabro concede ad Alineo II il luogo cosiddetto di “Cervaria” con il suo castello e le sue pertinenze. Già si parla di un castello, dunque, anche se nulla consente di ricollegare le strutture di allora con quelle odierne. Medesimo, probabilmente, è invece il luogo poiché altre rovine non sono mai state trovate durante i secoli successivi. La data è oggetto di discussione [http://www.regione.piemonte.it/cultura/guarini/schede/cn/dwd/cervere.pdf]

Epoca romana

Il primo dato storico certo consiste in una lapide sepolcrale romana, rinvenuta nei pressi ove sorse il Monastero delle monache benedettine, distrutto nel 1420, oggi cimitero comunale. Questa l’iscrizione:

D . IS . M . ANIBUS
M . IVLIO . AEMILIO . M . F
AEDILI POLLEN . VVIR
…. A VS. .
VIVIR ET . AVGVSTALIS

Nella quarta riga, sulla base di altre lapidi rinvenute, si può supporre fosse ascritto il nome “Lucius Aspranius”. Purtroppo di questa e di altre lapidi si sono perse le tracce, rendendo impossibile una ricostruzione di quanto testimoniato nei documenti dell’epoca. L’incisione consente però di spingere maggiormente nel passato le origini di Cervere in virtù della dicitura che apre l’incisione. D(is) M(anibus) era infatti un modo per ricordare come la tomba apparteneva agli dei Mani, che nella religione romana altro non rappresentavano se non le anime dei defunti. Tale iscrizione era molto diffusa sulle lapidi, ma è entrata in sostanziale disuso a partire dal secolo VI. Ciò significa che la lapide in oggetto fosse presumibilmente antecedente al 500 d.c.
https://www.openstarts.units.it/dspace/bitstream/10077/9732/1/Tantimonaco-La_formula_Dis-Manibus.pdf
http://lettere2.unive.it/saltelli/commento.htm

Ben più consistente appare viceversa, la documentazione relativa al periodo medioevale, che coincide con la fase di maggior sviluppo del paese in epoca antica. Località di rilevante importanza strategica, Cervere compare nei documenti già alla fine dei X secolo: nel 984 l’atto col quale Manfredo di Arduino il Glabro concede ad Alineo II, signore di Sarmatorio, Manzano e Monfalcone, il luogo di “Cervaria” con il castello e le sue pertinenze. Ai successori di Alineo, Robaldo III e sua moglie Matilde, si deve la fondazione, nel 1018, del Monastero benedettino di San Teofredo. Il documento del 984 non sarebbe però un riferimento certo poiché la datazione sarebbe postuma e il documento stesso sarebbe copia di una testimonianza più antica, databile 904 e conservato presso i Padri Camaldolesi di Cherasco («risulta che il marchese Olderico Manfredi avrebbe ceduto il castello di Caraglio a Alineo II° e a suo fratello Robaldo II con 300 jugeri di selve fino alle rive del Macra nel Busca») [http://famigliadruda.jimdo.com/consorteria-dei-robaldini/]

A inizio ‘900 l’imperatore Ludovico III dona alla chiesa d’Asti il luogo di Cervere e la chiesa di S.Maria («con seicento annesse giornate di terreno; dal che si scorge qual fosse l’estensione del suo territorio». Cervere passa così nel dominio dei conti di Auretite, il cui vassallo Robaldo fonderà nel 1018 il monastero di S.Teofredo (fonte: Goffredo Casalis, Dizionario geografico storico statistico commerciale degli stati di S.M. il Re di Sardegna, Vol IV)

Epoca pre-romana

E se Cervere avesse origine ancor più antica? A ipotizzarlo è Elisa Panero sulla base di ricerche antecedenti che accreditano l’ipotesi per cui Cervere altro non sia se non quella Kerbéllai citata da Plutarco nella narrazione della battaglia dei Campi Raudii (101 a.c.):

Il riferimento di Plutarco a una località Kerbéllai ha suscitato in passato discussioni e ipotesi di vario tipo, poiché in alcuni codici il vocabolo è trascritto come Berkšllaj, nome che finora è stato preferito dagli editori, quantunque fin dall’inizio del Novecento l’Oberziner avesse segnalato l’esistenza nei codici fiorentini e vaticani delle Vite di Plutarco la lezione Kerbšllaj, plausibile se si considera la presenza della radice Ker-, ricorrente in molti toponimi della Cisalpina con base preromana. Seguendo quest’ultima lezione, Carlo Patrucco in una recensione del 1922 identificò senz’altro Kerbéllai (Cerbellae) con Cervereae/Cervere, soluzione convincente soprattutto se si tiene conto del rotacismo nella parlata locale, che spesso porta a confondere la “l” con la “r”. Questa opinione fu ribadita in occasione del XVII Congresso storico subalpino del 1925 e successivamente seguita da altri studiosi.

Elisa Panero, “Monumenti del potere nell’area alpina occidentale

Il passaggio a cui fa riferimento Elisa Panero è quello della battaglia dei “Campi Raudii”, epico scontro tra l’esercito romani e i galli decisi a penetrare l’Italia da nord. Lo scontro vide Gaio Mario vincere la propria guerra dopo aver sostato con il proprio esercito proprio presso Kerbéllas (Cervere):

Infatti, le terre più alte quelle che si estendevano da Cervere, l’antica “Kerbéllas” luogo dove Mario probabilmente eresse il proprio accampamento, al Po, fiume già catasterizzato ossia trasposto in cielo come Eridanus, erano adiacenti e comunicanti con quelle della piana pollentina. A tal riguardo non dimentichiamo che il loro limite meridionale doveva spingersi sino all’attuale Roddi, località che tra l’XI e il XII secolo era ancora chiamata Rhodum o Raudu

I turrigli dell’antica Pollentia

Una complesso sistema di calcolo ha permesso di datare esattamente il momento che veniva “tre giorni prima del novilunio di Agosto”: stando a quanto testimoniato da Plutarco ne “Le vite parallele“, il 29 luglio Gaio Mario schierò le proprie truppe approfittando della nebbia e di una notte senza luna. La nebbia a cui si fa riferimento è probabilmente quella che caratterizza le mattinate della valle Stura, quando la visibilità è compromessa dall’umidità («aver approfittato di una mattinata nebbiosa», spiega Plutarco). La battaglia si concluderà nei giorni successivi con un massacro che ha lasciato sul campo, tra morti e schiavi, decine di migliaia di persone.

Età del ferro

Alcune tracce ritrovate presso il castello alla base della torre, nonché nelle terre verso Roreto, testimoniano la possibile frequentazione di Cervere già all’epoca dell’età del Ferro:

L’insediamento di Kerbéllai/Cervereae in realtà doveva essere costituito da alcuni nuclei sparsi, distribuiti nella fertile pianura che dall’attuale Cervere si spinge fino a Roreto di Cherasco e poi – pianura patentissima, si potrebbe dire con Floro – si allarga fino al Po, al torrente Maira e alla collina del Roero. Scavi archeologici condotti alla metà del Novecento hanno consentito di reperire nella zona fra Cervere e Roreto uno “scalpello di pietra verde” attribuito al Neolitico, una cuspide di lancia “di probabile epoca romana”, una testina in marmo di età romana e altri frammenti marmorei, ma soprattutto una necropoli attribuita ipoteticamente all’età repubblicana, “se non decisamente ad un contesto preromano”. Indizio di un contesto insediativo certamente preromano sono del resto i frammenti di ceramica (residuale, ma indice di una frequentazione dell’età del Ferro), databili a partire dall’VIII sec. a.C. rinvenuti in prossimità della torre del castello medievale di Cervere, in una posizione, quindi, particolarmente significativa nell’ambito della presente indagine.

Tali testimonianze sono raccolte ai punti 5, 6, 7 e 8 di questo documento.