Scuola materna

La scuola materna di Cervere consta di 3 sezioni e sarà presto ristrutturata per ampliare gli spazi ed offrire nuove ed ulteriori opportunità ai bambini che ne frequentano le attività.

La struttura

Le immagini che seguono sono quelle relative alla struttura della scuola materna così come da progetto di ristrutturazione. I lavori saranno terminati entro l’estate del 2017 e nel frattempo le attività potranno proseguire in modo continuativo e senza alcun intralcio rispetto alle attività contigue di cantiere. I lavori, anzi, saranno concentrati nei periodi di chiusura della scuola e non vi sarà alcun intoppo rispetto agli orari o agli impegni dei bambini.

Scuola materna
Lato sud

L’accesso storico dal portone nel lato sud rimane fedele nel tempo, portale di accesso ad una dimensione pensata appositamente per i bambini.

Scuola materna
Lato est

Un ampio cortile frontale, unito ad un nuovo giardino posteriore, rappresentano gli spazi esterni ai quali è possibile accedere in totale sicurezza. Le attività interne vengono svolte invece tutte al piano terreno, mentre il primo piano è dedicato a refettorio e dormitorio.

Scuola materna
Lato nord

Gli orari

  • Accesso mattutino: 8.30-9.30
  • Uscita: 15.45-16.00
  • Pre-orario: 7.30-8.30
  • Posts-orario: 16.00-18.00

Consiglio di amministrazione

  • Presidente: don Giuseppe Uberto
  • Vice-Presidente: Matteo Marengo
  • Segretario: Giancarla Giors
  • Consiglieri:
    Laura Gaveglio
    Gianluca Testa
    Piero Bosio
    Giacomo Dotta (rappresentante delegato dell’Amministrazione Comunale)

La storia

«Fabbricato nel 1896 e parte 1897. L’Asilo Infantile Bima si è aperto il 22 giugno 1897 sotto la direzione del fondatore Prevosto Modesto Pio Gabutti».

Asilo Infantile Bima: fabbricato nel 1896/97
Asilo Infantile Bima: fabbricato nel 1896/97

La presente iscrizione è custodita all’interno del plico contenente le prime adunanze degli amministratori dell’asilo (il primo verbale è datato 4 gennaio 1898). Benché l’apertura dell’asilo sia datata a fine XIX secolo, il tutto sorge da un ente più antico e facente riferimento al Prevosto Don Stefano Bima: la sua scuola per fanciulle è infatti la scintilla da cui prende il via quella che oggi è la Scuola Materna di Cervere.

Da scuola per ragazze ad Asilo Infantile

«L’Asilo Infantile “Prevosto Bima” di Cervere, trae le sue origini da una istituzione antica, fondata e dotata dal Prevosto di allora Don Stefano Bima, con domicilio in data 16 maggio 1823, aggiunto al testamento olografo, scritto in data 8 maggio 1815»: con questa frase inizia lo Statuto Organico della scuola materna, datato 1932. Continua: «Siccome quei tempi in Cervere mancava assolutamente una scuola per le ragazze, il Prevosto Don Stefano Bima la volle istituire, provvedendole i locali e dotandola dei piccoli stabili, il reddito dei quali doveva servire per il suo mantenimento».

Il documento redige pertanto quella che è la storia della struttura e le motivazioni delle sue origini:

Per volontà espressa del testatore, l’Amministrazione della sopra detta scuola doveva esclusivamente esercitarsi dal Parroco di Cervere pro tempore, insieme a due amministratori della compagnia del Rosario.

Quando poi, dopo lunghi anni, venne finalmente istituita la scuola comunale anche per le ragazze, allora l’opera pia “Prevosto Bima” venne convertita in Asilo Infantile ed eretta in Ente Morale, con decreto Reale dato a Roma il 27 febbraio 1896, firmato Umberto e controfirmato Crispi.

L’Art. 2 del medesimo statuto esprime l’alto valore umano con il quale è stata cementata la struttura: «L’Asilo ha per scopo di raccogliere e custodire gratuitamente nei giorni feriali i bambini poveri, di ambo i sessi, del Capoluogo del Comune dall’età dai tre ai sei anni, e di provvedere alla loro educazione religiosa, fisica, morale ed intellettuale, nei limiti consentiti dalla loro tenera età. Rimanendo posti disponibili, dopo l’ammissione dei poveri, anche i bambini non poveri, versando il pagamento di una retta da stabilirsi da Consigli o da amministrazione». Erano anni difficili, tanto da imporre un articolo come il numero 4: «Non sono accolti i bambini non vaccinati, a meno che abbiano sofferto il vaiuolo, e quelli affetti da malattie contagiose o ripugnanti». Il ricordo della peste era evidentemente ancora vivo, e solo pochi mesi più tardi (1918) l’influenza Spagnola seminava mezzo milione di morti in tutta Italia (la regione più colpita fu proprio il Piemonte).

Per tutto il 1800 e buona parte del 1900 la struttura si è mantenuta grazie a piccole rendite e soprattutto grazie ai lasciti dei cerveresi che decidevano di devolvere (all’Opera Pia prima ed all’Asilo Infantile poi) i propri beni. Quello che segue è ad esempio il testamento, scritto e controfirmato con mano ormai debole, da Bigante Giovanni, uno dei tanti benefattori che la storia ha il dovere di ricordare. Lo stesso Bigante, soltanto pochi anni prima del decesso, acquistava per 208 lire il “fabbricato al numero 55 di Via Vittorio Emanuele”, confinante con tali Testa Giacomo e Sacco Michele: il tutto è in seguito confluito negli edifici oggi occupati dalla Scuola Materna.

Il testamento di Bigante Giovanni
Il testamento di Bigante Giovanni

La costruzione dell’Asilo Infantile

La storia è descritta nel manoscritto “Deliberazione dell’Amministrazione dell’Opera Pia Bima (Scuola delle Figlie)”, datata 9 maggio 1895:

Premette il Presidente che quest’Opera Pia, fondata nel 1828 con lascito di un capitale di lire 5422 in stabili e rendite dal molto rev.mo Signor Stefano Bima Prevosto, ha costantemente, secondo la volontà del testatore, procurato l’educazione morale e civile delle povere figlie di questo comune sino al 1863, epoca in cui, per disposizione legislativa, l’Istruzione venne posta a spese del Comune stesso.

Tuttavia l’Opera Pia continuò a cooperare all’Istruzione, concorrendo al Comune a stipendiare la Maestra sino al 1884, comeerasi stabilito con verbale di questa amministrazione in data del 1 settembre 1863, accettato dal Consiglio Comunale e debitamente approvato, e in seguito concedendo gratuitamente l’uso del locale scolastico.

Alla luce di quanto accaduto, ed alla luce della percepita necessità di un Asilo Infantile nel comune, il Comitato chiede all’Amministrazione Comunale di trasformare l’Opera Pia per poter dare inizio ai progetti. La richiesta fu firmata da Gaveglio Giuseppe, Callieri Giovanni e Gabutti Modesto Pio (Presidente).

Nel 1896, con sigillo reale, l’Asilo Infantile viene eretto a “ente morale” (nomenclatura ormai sostituta dall’attuale “persona giuridica”) ed il comitato alla guida del progetto procede a dare avvio ai lavori. Si tratta di un passaggio delicato: Don Stefano Bima aveva infatti dato mandato di usufruire dei beni da lui accantonati per istituire una scuola per fanciulle, ma la decaduta utilità di tale istituto hanno consigliato di intraprendere un’altra strada. Nel solco delle volontà del Bima, quindi, si è provveduto a trasformare l’Opera Pia in Asilo Infantile (in accordo con l’Amministrazione Comunale) e da questa mossa ha preso forma l’inizio della storia dell’attuale scuola materna.

Il 30 luglio 1896 viene convocato il comitato dell’Asilo, con presenti Bosio Stefano (Presidente), Vivalda Lorenzo, Colombotto Giuseppe, Piumatti Giuseppe e Gerbaldo Giacomo. Risultavano assenti i signori Gabutti Pio Modesto, Pelissero Antonio, Nicolone Cav. Filippo e Gaveglio Giuseppe.

Comitato che approva l'edificazione dell'Asilo Infantile: i nomi in calce al documento
Comitato che approva l’edificazione dell’Asilo Infantile: i nomi in calce al documento

La gara d’asta andò inizialmente deserta poiché nessuno raggiunse la cifra indicata dal comitato, pari a 3800 lire. In seguito giunsero le offerte del “capomastro” Rambaudi Antonio, pari a 3750, superato all’ultimo da Bergese Giorgio con un’offerta da 3760. Quest’ultima offerta venne ritenuta valida ed accettata per dare il via ai lavori «fermo rimanendo tutte le condizioni ed i patti stabiliti nel capitolato relativo».

I lavori furono guidati dal geometra saviglianese Carlo Masera, i cui dettagliati disegni sono tutt’oggi conservati:

Progetto originale dell'Asilo Infantile, datato 2 luglio 1896
Progetto originale dell’Asilo Infantile, datato 2 luglio 1896

I documenti disponibili in archivio testimoniano le offerte provenienti dall’avvocato torinese Giovanni Calandra (50 lire), dall’avvocato Dogliotti (100 lire), da una Suora Superiore di Pancalieri (100 lire per lasciare una consorella a studiare presso i locali di Cervere), nonché da un debitore che non senza estremo sarcasmo promette di restituire la propria somma alla Congregazione di Carità in seguito confluita nei beni dell’Asilo. A questi si aggiungono inoltre 250 lire provenienti dal “Ministero della Real Casa” a firma del Tenente Generale Emilio Ponzio Vaglia.

Statuto Organico dell’Asilo Infantile Bima

Lo Statuto racconta l’origine ed i primi anni dell’Asilo, descrivendo nei dettagli le attività previste e le modalità con cui dovevano aver luogo. Tra i passaggi più interessanti:

Statuto Organico dell'Asilo Infantile Bima

Fondazione e scopo dell’istituto

È istituito in Cervere un Asilo Infantile destinato a raccogliere i bambini d’ambo i sessi, custodirli e provvedere alla loro educazione intellettuale, morale, religiosa e fisica, procurando in tal modo ai loro parenti comodo di attendere alle loro giornaliere occupazioni

Amministrazione dell’Asilo

L’Amministrazione dell’Asilo è autonoma e sarà composta d’un Presidente, d’un Vice-Presidente e d’altri cinque membri. Il Presidente nato è il Parroco (cod. 16 maggio 1823 al testamento del Parroco Don Stefano Bima, in data 8 maggio 1815) pro tempore ed è pure membro della Compagnia del Santo Rosario, che verrà dalla medesima eletto per ogni triennio. Gli altri cinque membri, tre saranno nominati a maggioranza assoluta di voti dall’Assemblea Generale degli Azionisti, e due nominati dal Consiglio Comunale che dovrà eleggerli fra gli azionisti: dureranno tutti in carica per un triennio e potranno essere rieletti […]

Ammissione dei bambini

Spetta all’Amministrazione dell’Asilo l’ammissione dei bambini all’Asilo in proporzione dei mezzi che potrà disporre lo stabilimento.

Saranno ammessi preferibilmente i figliuoli d’ambo i sessi di genitori nati e domiciliati nel distretto della parrocchia di Cervere, quindi quelli di parenti che abbiano ivi domicilio fisso almeno da un anno.

I bambini assolutamente poveri verranno ammessi gratuitamente e sostenuti e sarà loro provveduto una sopraveste d’uniforme. All’Amministrazione spetta giudicare della povertà vera dei bambini.

I bambini di genitori più o meno agiati sono ammessi mediante una retta mensile anticipata fissata (che può variare secondo le circostanze) in lire 2 per la prima classe, lire 1,50 per la seconda e lire 1 per la terza: la quarta gratis per i assolutamente poveri. Colla diminuzione di 0,25, quando vi concorressero due o più fratelli; questa retta deve versarsi all’Asilo nei primi 5 giorni del mese, altrimenti il bambino potrà essere sospeso dall’Istituto.

L’Asilo è aperto in tutti i giorni non festivi, sono eccettuati i quattro ultimi della settiman santa e tutte quelle circostanze che l’Amministrazione crederà opportuno accordare vacanza. Dal primo di maggio a tutto settembre si aprirà alle ore sette del mattino e si chiuderà alle ore sette di sera e dal primo ottobre a tutto aprile si aprirà alle ore otto di mattina e si chiuderà alle quattro di sera. L’ingresso termina un’ora dopo, trascorsa la quale non si ricevono più i bambini se non quando vi sia una giusta causa.

Insegnamento

Dopo l’appello la maetra farà recitare le preghiere a tutti gli alunni della scuola, darà ai medesimi una lezione di catechismo, di lettura, di nomenclatura, di numerazione affinché i più piccini si avvezzino a ripetere a memoria le cose già imparate dai grandicelli.

Avrà speciale cura che le preghiere si facciano con devozione e raccoiglimento di spirito e compostezza di corpo, premetterà una brevissima riflessione per indurre i bambini a tale disposizione. Non ermetterà che alcuno esca dal banco durante la medesima.

L’insegnamento sarà sempre alternato con divertimenti, con esercizi di ginnastica, di canto, di moto e sarà accordato ogni giorni ai bimbi un’ora di riposo. […]

Alle ragazze si insegneranno i principi dei lavori femminili.

Nei casi di mancanza che rendasi necessarie le punizioni sono vietati i castighi corporali […].

Durante le grandi guerre

Una lettera inviata al Ministero della Pubblica Istruzione il 13 settembre 1916, e tutt’ora conservata, molto può raccontare sull’alto valore che una struttura come l’Asilo Infantile aveva per il paese e per la comunità. Si tratta di una lettera con la quale si cerca un sussidio, raccontando quanto l’Asilo stesse facendo in un periodo come quello. 1916, ossia pochi mesi dopo l’entrata in guerra dell’Italia, in un periodo di grande povertà (la stessa lettera parla di un paese con circa un centinaio di famiglie povere che necessitano di assistenza in quanto aventi un reddito al di sotto delle 2500 lire, cifra stimata come reddito medio annuo delle famiglie italiane di allora). Ma nonostante la guerra e la povertà, l’Asilo Infantile non si tirava indietro di fronte ai bisogni che la comunità – e non solo – manifestava:

L’amministrazione dell’Asilo Infantile locale, invitata dal locale Comutati di Assistenza Civile, ha stabilito di tener aperto tutta l’estate l’Asilo stesso per accogliervi gratuitamente i bambini dei militari richiamati che si trovano in condizioni di maggior bisogno, ed i bambini dei profughi che sono complessivamente una trentina. Simile provvedimento già venne adottato nell’estate 1915 e nel corrente anno se ne sente più necessario ancora il bisogno senonché nell’anno scorso assai minore era il numero dei bambini dei militari richiamati e non v’erano i profughi.

Prima dell’inizio del secondo conflitto era invece già stato approvato, avviato e terminato un grande lavoro di ampliamento dei locali. Allo schema antecedente si aggiungeva infatti l’ampia area che estendeva i locali fino a lambire l’attuale Via Vittorio Emanuele II (ai tempi “Via San Filippo”, in ossequio alla direzione della strada verso il colle di S.Filippo). Il progetto venne firmato dal geometra fossanese Marengo e l’appalto fu vinto dall’impresa Arduino. La spesa ammontò a 28.985 lire ed i lavori furono terminati entro il 1932 sotto la guida di Don Antonio Fissolo e previa approvazione di una nuova versione (debitamente aggiornata) del precedente statuto.

Da sottolineare in modo particolare come in quegli anni l’Asilo entrava in possesso di un bene di particolare importanza poiché centrale per le istituzioni comunali e perché portatore di un reddito costante che avrebbe consentito con maggior serenità le attività educative previste:

Tutte le migliorie e i restauri straordinari eseguiti nei locali dell’Istituto, dalla sua fondazione a tutt’oggi, furono nella loro massima parte effetto della beneficenza dei parroci precedenti. Nel 1931 il signor Davico Stefano, per consiglio del Parroco, legava, con testamento olografo all’Asilo Bima, una casa adibita a Stazione dei RR.CC [n.d.r. Carabinieri Reali].

Il patrimonio dell’Asilo si può attualmente valutare a lire cinquantacinquemila.

 

Il testamento di Davico Stefano
Il testamento di Davico Stefano

La lapide di Davico è oggi presso la scuola, ove funge da richiamo per le parole pubblicate sul bollettino mensile “La Squilla Parrocchiale di Cervere” (luglio 1931):

Cerverese di nascita, si dimostrò sempre affezionato al paese natio, e quantunque per ragione d’impiego, quale Ufficiale Postale, si fosse dovuto trasferire a Baveno in provincia di Novara, ove rimase molti anni, tuttavia si volle restituire a Cervere per trascorrervi gli ultimi anni della sua vita. Fin dalla sua giovane età aveva preso parte all’Amministrazione Comunale, prima quale consigliere, ed in seguito per alcuni anni in qualità di Sindaco. Fu amministratore giusto, di una onestà a tutta prova, ed anche assai attivo nel disimpegno delle sue mansioni, ma per il suo carattere burbero e rigoroso, come per se stesso, così come per tutti gli altri, restò sempre impopolare. […] Quando negli ultimi mesi, incontrandolo pieno di acciacchi, impotente quasi a reggersi in piedi, qualcuno gli diceva: “Ma signor Davico, cosa state a fare in questo paese dove da gran parte degli abitanti siete malvisto, e da qualcuno perfino disprezzato e vilipeso, mentre avete bisogno di cura e di assistenza; ritiratevi in qualche pensionato-ricovero, lasciate là tutta la vostra roba e così passerete in pace e rispettato gli ultimi giorni della vostra vita”. No, rispondeva il signor Davico, appunto perché i miei concittadini mi vedono di mal occhio, ed alcuni giovinastri aizzati ed aiutati da uomini e padri di famiglia impunemente mi disprezzano al mio passaggio, e quantunque non possa sperare gratitudine dagli uomini, tuttavia da buon cristiano voglio perdonare ai miei nemici, e voglio far del bene a chi mi disprezza, e perciò per l’amor di Dio e del prossimo che l’ho imparato dalla legge cristiana, voglio lasciare la mia roba all’Asilo Infantile del paese. […] L’Amministrazione dell’Asilo, in segno di riconoscenza, ne fece trasportare la salma a Cervere, ove gli vennero tributate le onoranze funebri.

La lapide funeraria di Stefano Davico è chiaramente distinguibile all’ingresso del cimitero comunale, sul lato sinistro dell’ingresso principale, in prossimità della fontanella:

Lapide funeraria di Stefano Davico, benefattore
Lapide funeraria di Stefano Davico, benefattore

Dal dopoguerra a oggi

La maggior ristrutturazione successiva risale agli anni ’70, quando il volume viene esteso progressivamente attraverso un porticato limitrofo a Via Vittorio Emanuele II e viene introdotta una nuova impiantistica per il riscaldamento. Nel frattempo sono stati molti gli interventi conservativi utili a mantenere efficiente e sana la struttura.

Un ulteriore intervento espansivo è datato ad inizio millennio, quando il vecchio porticato per i giochi in esterna viene chiuso per offrire un nuovo salone per i giochi dei bambini al riparo dal freddo.

Da allora il maggior intervento di restauro è però quello a cavallo tra il 2016 e il 2017, quando la struttura viene risanata per il recupero degli abbandonati locali del piano primo (ex-dormitorio, poi locali per l’oratorio, infine restituiti alla loro funzione originaria di volume al servizio dell’Asilo Infantile Bima).