Via Colonnello Ansaldi

Via Colonnello Ansaldi unisce Piazza Umberto alla “muntà veja” che consente di scendere verso la vallata: assieme a Via Vittorio Emanuele II costituisce il triangolo da cui prende forma tutto il centro storico del paese. In Via Colonnello Ansaldi si segnala la presenza della Scuola Materna, edificio che ha prestato la prima educazione a molte generazioni di cerveresi. Al fondo della via, sul limitare del declivio verso la vallata, si segnala invece la sede del gruppo ANA di Cervere: in questo luogo di silenzio campeggiano il monumento di un alpino che mira la valle ed il Monumento ai Caduti che elenca tutte le vittime cerveresi della Prima e della Seconda Guerra Mondiale. Un punto di rispetto e raccoglimento, dove la vista si perde all’orizzonte e il silenzio avvolge i nomi di coloro i quali hanno sacrificato la vita in terre lontane.

Anticamente la strada prendeva il nome di “Via Maestra” ed è stata dedicata al Colonnello Ansaldi a partire dal XX secolo.

Colonnello Guglielmo Ansaldi

Di particolare importanza è il nome stesso della via, intitolata al colonnello Guglielmo Ansaldi. L’Ansaldi nacque infatti proprio a Cervere il 4 settembre (o agosto?) 1776 da Andrea e Clara (o Maddalena?) Marino. Nel 1793, all’età di appena 17 anni, entrava nell’esercito sardo fino a meritarsi la legion d’onore e il grado di capitano (1814). Ma il suo nome sarebbe passato alla storia qualche anno più tardi quando, con i moti del ’21, divenne protagonista della presa di Alessandria sul quale proprio Guglielmo Ansaldi innalzò per la prima volta il tricolore italiano proclamandovi la costituzione spagnola il 10 marzo.

L’8 marzo si trovava a Torino alla riunione dei capi liberali in cui, di fronte alle esitazioni di Carlo Alberto, fu deciso d’iniziare subito la rivoluzione in Alessandria, ove si avevano maggiori speranze di successo. L’A. partì immediatamente per Alessandria e qui, la sera del 9 marzo, portò ai capi liberali riuniti in casa del conte L. Baronis l’ordine di agire. I presenti prestarono giuramento alla costituzione spagnola e s’impegnarono di riunire sotto un governo costituzionale tutta l’Italia. Nella notte l’A., impossessatosi delle chiavi della cittadella, arrestò il comandante, assicurandolo che il re aveva concesso la costituzione e che lo stesso Carlo Alberto stava per giungere ad Alessandria per proclamarla. Il mattino del 10 marzo, riuniti nella cittadella i dragoni del re e la brigata “Genova”, proclamò la costituzione spagnola e il Regno d’Italia e fece inalberare per la prima volta il tricolore. Creata una giunta provvisoria di governo l’A. ne assunse la presidenza e l’11 marzo dichiarò lo stato di guerra con l’Austria e la mobilitazione dell’esercito “italiano”. [fonte]

Continua l’enciclopedia Treccani:

Dopo gli scarsi successi della rivoluzione a Torino e nel resto del Piemonte, Santarosa e Lisio condussero in Alessandria (12 marzo), le truppe insorte, accolti trionfalmente dalla popolazione, mentre il governatore usciva dalla città con le forze rimastegli fedeli. Santarosa assunse il governo della città e l’A. il comando delle forze armate, pur continuando a tenere la presidenza della giunta provvisoria di governo. Quando per un momento il successo sembrò arridere alla rivoluzione, l’A. continuò a restare ad Alessandria, tutto dedito ai preparativi militari contro l’Austria e a riforme. Santarosa, creato ministro della Guerra, lo nominò comandante di Alessandria il 23 marzo e generale il 25 marzo.

Quando la situazione iniziò a precipitare, il Colonnello Ansaldi rifugiò a Genova, luogo da cui di fatto iniziò il suo esilio: “Da Genova l’A. si recò in Spagna, dove combatté a fianco dei liberali. Nel 1830 passò in Francia, a Parigi, Lione e Grenoble, continuando a cospirare attivamente per la libertà italiana. Nel 1842 ricorse a Carlo Alberto e, ottenuto l’indulto, poté rientrare in patria”. Recita la lettera proveniente dal Comando militare di Cuneo e raccolta dalla ricerca di Mario Fossati nell’archivio storico:

Nelle udienze delli 21 e 24 cadente mese volle Sua Maestà degnarsi di ammettere a godere del benefizio dell’indulto accordato colle Regie Patenti 26 marzo p.p. iol già Luogo Tenente Colonnello nella Brigata Savoia, Ansaldi Guglielmo di Cervere, che era stato condannato in contumacia èer delitti politici nel 1821 con sentenza della Regia Delegazione del 19 luglio detto anno alla pena di morte. Il ridetto Ansaldi puol liberamente dimorare in Patria e nei Reali Domini, e non deve andar soggetto che ad una larga sorveglianza, come si pratica in generale sulle persone soggette in materia politica.

Il Colonnello Ansaldi muore a Savigliano il 19 gennaio 1851. E ci piace pensare che al rientro in patria, prima di terminare i propri giorni ne saviglianese, abbia ancor fatto visita al suolo natìo di Cervere, ove il padre era stato Segretario Comunale e dove, guardando la torre che vegliava sul paese, nacque quell’ispirazione che portò il ragazzino Guglielmo Ansaldi a sventolare il tricolore sulla città di Alessandria.