Il 1243 è l’anno in cui inizia la stirpe dei De Cerveriis: il figlio di Sismondo II di Sarmatorio, Antonio, acquista infatti il castello di Cervere per 400 fiorini d’oro trasformando il proprio cognome in “De Cerveriis”: la sua stirpe si esaurirà molti secoli più tardi, ma lascerà un segno indelebile nella storia del paese che ancor oggi porta il suo stemma (il cranio di un cervo) nella propria memoria. Lo stesso Beato Bartolomeo (1420-1466), martire in terra cerverese, fa parte della famiglia De Cerveriis che vede in Antonio il suo capostipite.
La caduta del 1274
Il XIII secolo è tuttavia probabilmente il peggiore nella storia di Cervere poiché vissuto con la distruzione e segnato da una ferita. L’anno è il 1274, quando il paese resistette fino a cadere sotto i colpi degli Astesi. Cervere, che ai tempi era racchiuso tra le mura che circondavano la torre, ne uscì distrutta e iniziò la sua ricostruzione sull’altura poco distante, presumibilmente presso quella che è oggi Via Vittorio Emanuele II (ove tutt’oggi vi sono alcune delle case più antiche del paese).
Da quel che è possibile sapere, le pressioni sul territorio di Cervere durante le tensioni in atto avevano portato molti cerveresi a trasferirsi a Fossano o Savigliano, allontanandosi così dalle proprie terre pur di evitare l’incombere della guerra. Nel “Libro verde” della città di Asti si legge infatti come il 14 gennaio 1241 si stabilisce che «gli uomini di Cervere, che già furono soliti di abitare in Cervere, e che presentemente abitano in Fossano o in Savigliano possano liberamente e senza impedimento alcuno sloggiare con tutta la loro mobilia e tramutare il loro domicilio in Cherasco con gli altri uomini di Cervere; altrimenti, se non vengono nella nuova abitazione, come fu detto di sopra, entro due mesi o se non paghino al comune di Alba e a quello di Cherasco il fodro e adempiano alle altre condizioni cui sono obbligati per le terre e possessioni, come gli altri uomini di Cervere, abitanti in Cherasco, perdano tutte le terre e possessioni che abbiano o credano di avere nella villa e nel territorio di Cervere, e ogni diritto che stimino di avervi; di maniera che in avvenire non possano, né devano ingerirsi in quelle terre e possessioni, ma queste appartengano al comune di Alba».
La pace tornò il 9 marzo 1277 e portò Cervere sotto stretto dominio cheraschese con il placet di Alba, Asti e Chieri.
Assicuratasi così nuovamente la propria giurisdizione sulla terra di Cervere, tosto si diede il comune di Cherasco a ristorarla delle passate rovine, e a fortificarla, ma non la rilevava nello stesso luogo, bensì in sito alquanto più discosto, che non fosse innanzi, dalla Stura. La vecchia altissima torre già unita al castello, che sola oggisì rimane ancora all’angolo che fa il fiume a manca, indica l’antico luogo; e lo indicano pure non molto lungi di là i ruderi della vetusta parrocchia di Santa Maria e del già noto monastero di s.Teofredo, li quali vedonsi dirimpetto precisamente a quelli del castello di Montefalcone, situato già sull’opposta sponda.
