La storia di Cervere: 1400-1500

Se l’insediamento umano di Cervere ha probabilmente origine romana (con radici che affondano fino alla seconda Età del Ferro), il Comune di Cervere nascerebbe ufficialmente il 22 maggio 1428 per mezzo del “Giuramento di fedeltà dei Sindaci ai Signori di Romagnano”. In quegli anni il castello era in mano ad Antonio di Altessano, il quale lo acquisì da Guglielmo di Romagnano dopo la morte del fratello Antonio La data in questione, quindi, divide l’epoca medioevale della Cervere-feudo dall’epoca moderna della Cervere-comune.

Negli stessi anni, Cherasco tornava a far valere le proprie ambizioni su Cervere. Questa volta la mossa fu però diplomatica: Alfonso de’ Scarampi, «che allora teneva la carica di vicario in quella città», fu incaricato di valutare come e se Cherasco potesse ancora far valere i suoi vecchi diritti per rientrare in possesso del castello. Il parere, datato 18 marzo 1430, riprendeva in mano i misfatti di Riccardo Porro e sosteneva con forza le ragioni cheraschesi. La storia doveva però andare in un’altra direzione e lo Stura divenne, senza più interruzione alcuna, il confine tra le parti: «con tuttociò non riuscirono i cheraschesi né allora né poscia mai più a rivendicare i loro antichi diritti sopra di essa terra e sul vicino castello, che pure era stato fabbricato a loro spese» (4000 lire mai in alcun modo reintegrate, perdendo così tanto il denaro quanto il castello nel giro di pochi decenni).

Ma il secolo XVII è ricordato anzitutto come il secolo del Beato Bartolomeo de Cerveriis, la cui storia inizia e finisce proprio nel nostro paese.

Beato Bartolomeo De Cerveriis

Io mi chiamo fra Bartolomeo da Cervere e tuttavia mai sono stato a Cervere; ora però mi accingo a recarmi colà per il dovere dell’inquisizione e colà morendo concluderò la mia vita.

La storia del Beato Bartolomeo De Cerveriis si annida profondamente nella storia di Cervere, ma in un modo del tutto particolare. Il destino di Bartolomeo De Cerveriis, infatti, apparteneva a Cervere prima ancora della sua nascita, quando la sua famiglia sposò il paese facendolo proprio nel cognome, ma dovendovi fuggire a seguito dell’improvviso secolo di battaglie che mandarono in rovina il castello e le sue terre. Quello stesso destino tenne lontano Bartolomeo da questa terra per tutta la vita, tranne che per pochi momenti: quelli fatali. Non appena varcò il confine, infatti, lo aspettava il martirio.

Ma non finiva lì: anche il suo corpo dovette lasciare la terra cerverese per farvi poi ritorno, definitivo, soltanto in epoca più recente. Quel “mi accingo a recarmi colà […] e colà morendo concluderò la mia vita” affidato in confessione prima della partenza è la premonizione di una storia già scritta, incipit ad un percorso di beatificazione che incide il simbolo dei De Cerveriis nel cuore della comunità ben più a lungo e in modo ben più incisivo di quanto non potrebbero castelli, battaglie o blasone.

Racconta il sac. Felice Dompé nelle memorie storiche per il primo centenario della beatificazione di Bartolomeo De Cerveriis (1953):

Quando ormai da un secolo erano cessati diritti feudali della famiglia de Cerveriis su Cervere, nasceva in Savigliano, verso il 1420, il nostro beato Bartolomeo, figlio di Giovannino II De Cerveriis. Non si ha la minima notizia della madre. Bartolomeo trascorse l’infanzia nella casa famigliare, e a 14 anni aveva ultimato gli studi che si potevano allora compiere in Savigliano: per proseguirli sarebbe stato necessario abbandonare la famiglia e la città natale. Ma precisamente nel novembre 1434, veniva aperta in Savigliano l’Università, e il giovane Bartolomeo vi frequentò le lezioni di Filosofia, Teologia e Diritto Canonico. fu una gioia molto breve: già nel 1436 l’università era trasferita a Torino. Il doloroso fatto non fece che accelerare l’attuazione di un segreto sogno che da tempo il giovane nutriva in cuore.

Nel 1267 i Padri domenicani Umberto Benso di Chieri (antenato del conte Camillo Benso di Cavour) e Lanfranco Lunello di Cherasco avevano fondato in Savigliano il convento di S.Domenico. Bartolomeo De Cerveriis, giovane di sedici anni, domandò ed ottenne di essere accettato in questo convento come novizio. […]

 

«Indossava ancor giovinetto l’abito de’ predicatori nel convento di S.Domenico, in Savigliano sua patria, ove fece poi la professione solenne. Per la dottrina di cui era fornitissimo, nominato in prima professore di sacra teologia, era poi per la sua vita austera ed irreprensibile riputato degno dell’officio d’inquisitore»: così Adriani, il quale continua descrivendo nel frattempo quanto stava accadendo nel nostro paese: «dilatavano in quel tempo i Valdesi le loro eretiche dottrine, ed alcuni fra essi già nel 1466 avevano preso stanza in Cervere, e a disperderli fu con altri due compagni destinato il P. Bartolommeo Cerveri, come quegli che andava sopra gli altri riputato per la sua forza oratoria e per lo zelo nelle difese della cattolica fede.

Era il 21 aprile del 1466 quando il beato Bartolomeo salì al Cielo:

[…] venendo egli da Bra, a circa mezza strada, con due confratelli vale a dire fra Giovanni Boscato e fra Pietro de Ricardis, cinque eretici dall’aspetto di diavoli li aggredirono: due di essi trafissero il sant’uomo al ventre con lance in forma di croce, mentre egli accettava volontariamente il martirio per la fede cattolica e in nessun modo si difendeva. Il suo compagno fra Giovanni fu gravemente ferito alla spalla e alla coscia e tuttavia riuscì a fuggire. Quanto a Pietro scampò totalmente illeso.

Gli assassini furono in seguito riconosciuti e fermati: Francesco Oliva, Gioanni Baridono, Michele Merlie, Andrione Jeinits «ed un altro di Cervere». Per decisione di Amedeo IX Duca di Savoia i loro beni furono confiscati e affidati ai cerveresi, i quali nel frattempo, appoggiati da Giacomino de Altessano, trattennero la salma del beato per almeno 4 mesi resistendo alle richieste dei saviglianesi. Restituiti infine i resti del beato ai domenicani di Savigliano, i cerveresi tornarono in possesso delle reliquie nel 1801 (dopo la soppressione del convento di S.Domenico a seguito dell’arrivo di Napoleone in Italia) e ancor oggi riposano presso la parrocchiale.

Tutti i dettagli sul culto del Beato Bartolomeo sono raccolti in un prezioso resoconto firmato da Nuccia e Aldo Milano in occasione del 550esimo anno dal martirio (2016). Il libercolo “Antologia di documenti e testimonianze tratti dagli atti del processo di beatificazione” è disponibile in formato PDF (download).