Campanile di Santa Maria

Il campanile di Santa Maria, di notevole importanza storica, ha rappresentato nei secoli un continuo riferimento per la comunità religiosa e civile di Cervere. Non conosciamo la sua data di costruzione e le sue successive trasformazioni. Appare certo tuttavia che la vita del campanile sia stata legata alle articolate vicende storiche della fondazione di Cervere.

Verosimilmente la sua costruzione risalga al periodo della riedificazione del paese dopo la distruzione del 1274, dunque presumibilmente in concomitanza con l’edificazione della cappella di Santa Maria del 1289. Nel 1764 un documento contabile del comune che registra una spesa fatta per la “ristaurazione dell’orologio”; i lavori di manutenzione e di trasformazione dell’orologio e del relativo quadrante si susseguono per tutto l’ottocento e il novecento fino alla sostituzione, nel 1960, dell’ultimo orologio meccanico, conservato in comune, con uno elettromeccanico. Va notato como l’orologio sia orientato a sud, mentre una antica meridiana sia visibile sul lato est. Lo strano orientamento della meridiana dovrebbe far pensare alla possibilità per cui al posto dell’attuale quadrante vi fosse una ulteriore meridiana che, operando in sinergia con quella attualmente conservata, consentiva di vedere l’ora durante tutto l’arco della giornata: sulla fiancata est al mattino, sulla fiancata sud in serata.

Le tre campane attualmente localizzate in cima al campanile, e ancora oggi utilizzate, sono così databili in ordine crescente di grandezza: 1747 dedicata a San Filippo, 1827 e 1841 con lode a Maria (è quest’ultima campana a dare oggi il rintocco delle ore). Fino agli anni ’80 le campane erano suonate a mano, utilizzando una corda che arrivava fino a terra: l’ultimo sacrestano a suonare le ore ed a preannunciare la Santa Messa con il campanile è stato Maurizio “Murisi” Smeriglio, a lungo stretto collaboratore di Don Carlo Cavallo.

Numerosi sono stati gli interventi di restauro sul campanile ad opera del Comune. Fra i più significativi va citato quello risalente al 1823, di cui si conserva documentazione anche attraverso un dipinto del 1887, e quello effettuato nel 2001, grazie ai quali  si è potuto riportare il campanile allo stato di conservazione di fine ottocento.

Il campanile

La pianta ha sezione pressoché quadrata con dimensione esterna dei lati pari a 4 metri; internamente i lati si riducono a 2,28 metri in conseguenza del grande spessore delle pareti (con sezione che va però riducendosi procedendo verso l’alto). Spiega la relazione antecedente alle opere di restauro di inizio millennio:

La superficie esterna presenta aree disomogenee realizzate in parte in mattoni a vista, alcuni in buono stato di conservazione, altri in fase di sgretolamento e in parte ancora intonacate con sovrapposizione di intonaci posti in opera in epoche diverse. Il fronte del campanile verso ponente, con l’affaccio su Piazza Umberto I, è il solo a possedere il quadrante dell’orologio, che risulta installato fuori asse rispetto alla facciata stessa. Nella cella campanaria, caratterizzata da una doppia apertura ad arco disposta sui quattro lati, si legge la tessitura della muratura in mattoni disposti a filari orizzontali posati di testa. Dentro la cella campanaria è composto un telaio di putrelle a doppio T ancorato all’apparato murario che, con altra carpenteria in ferro, funge da sostegno alle tre campane. La guglia, a forma piramidale a base ottagonale, si imposta sulla pianta quadrata del cornicione di coronamento della cella campanaria ed è appoggiata strutturalmente sui quattro angoli interni della cella mediante quattro peducci formati da archi degradanti a sesto ribassato con mattoni posati di coltello, per favorire il passaggio dalla pianta da sezione quadrata a sezione ottagonale. La guglia è composta con laterizi disposti a filari orizzontali, inclinate dell’angolo corrispondente alla faccia della piramide ed è esternamente rivestita con uno strato di intonaco.

Il campanile è stato ristrutturato a più riprese nel tempo, anche modificandone l’estetica iniziale e coprendo buona parte dei decori che ne avevano contraddistinta l’immagine iniziale. Prima del restauro di inizio millennio, si sono registrati possibili interventi a fine ‘800 (un “1889” risulta tracciato a vernice all’interno della facciata sud).